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12/5/2017 - Un italiano su cinque paga per avere l’infermiere a domicilio

Con un welfare allo stremo, competenza e assistenza costano. In un anno sborsati 6,2 miliardi di euro: ma molti apprezzano

Quando l’assistenza domiciliare latita ci pensa l’infermiere. A pagamento. Come se non bastassero i 25 miliardi spesi in visite mediche e accertamenti per aggirare le liste d’attesa, 12,6 milioni di italiani hanno sborsato lo scorso anno altri 6 miliardi e 200 milioni per farsi assistere da un infermiere. E la metà di loro non ha potuto nemmeno contare sulla detrazione in denuncia dei redditi visto che anche qui il « nero» è una cattiva abitudine dura a morire. Magari perché così si risparmia. Meno comunque di quel ben più nutrito esercito di oltre 24 milioni di pazienti che una prestazione infermieristica l’hanno richiesta a chi infermiere non è. E così ecco badanti che armeggiano con cateteri, salvo poi vedere la fila di anziani con infezioni alle vie urinarie in pronto soccorso. O familiari e amici che si danno da fare con siringhe e flebo a tutto rischio di chi espone glutei e avambracci. Lo scorso anno 8.700.000 italiani hanno fatto ricorso a prestazioni infermieristiche e rogate da liberi professionisti e per questo hanno speso di tasca propria, 2,7 miliardi di euro.

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9 milioni di italiani ricorrono all'infermiere "privato".

La spesa NEL 2015 sfiora i 3 miliardi

Lo scorso anno 8.700.000 italiani hanno fatto ricorso a prestazioni infermieristiche erogate da liberi professionisti e per questo hanno speso di tasca propria, 2,7 miliardi di euro. Ad aver bisogno di un’assistenza che il Ssn non ha garantito sul territorio sono stati il 44,4% dei non autosufficienti (1.400.000 persone), il 30,7% dei malati cronici (2.800.000) e il 25,7% degli ultrasettantenni (2.300.000). La crisi economica spesso spinge le famiglie a risparmiare e quindi per l’assistenza si fa ricorso a figure non strettamente “professionali” A queste figure viene chiesto di gestire le terapie farmacologiche, fare iniezioni, occuparsi di bendaggi e medicamenti. E per risparmiare a volte si rischia di danneggiare i propri cari.

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  • Assistenza in Generale

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  • Medicazioni e bendaggi

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Anoressia: quando un blog aiuta a guarire

Giulia Pezzullo è guarita dall'anoressia anche grazie al blog che ha aperto durante la sua malattia. Ora riceve mail e richieste d'aiuto da parte di altre ragazze con il suo problema. Il suo non è l'unico esempio di guarigione attraverso la scrittura: c'è anche chi posta foto di cibo su Instagram e, grazie ai like dei followers, esce dal tunnel della malattia. Tanti esempi da seguire

Quando la vita cambia colore

Quando un medico entra in relazione con una persona che deve curarsi, ha bisogno che questa si fidi di lui. Nel momento dei colloqui occorre costruire una buona alleanza terapeutica per fare l’anamnesi, spiegare la diagnosi e la prognosi. L’Alleanza Terapeutica non è un optional, ma la base di ogni percorso di cura dove chi cura ascolta chi è curato e viceversa. Molte volte i medici consigliano terapie confidando in “bravi malati” che assumano le medicine proposte. A volte, però, in corso di trattamento, i medici stessi si accorgono di non avere “bravi malati”. Se una persona che si cura non assume le terapie così come le vengono prescritte, per il medico rientra nella categoria del “cattivo paziente”. Non esistono “cattivi pazienti” esistono solo alleanze terapeutiche non adeguate.

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